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Santuario Santissima Annunziata

Iniziata la costruzione della Chiesa nell’anno 1320, l’Istituto dell’Annunziata, comprendente un ospedale (1355) e un orfanotrofio, viene fondato con istrumento notarile l’11 maggio 1321 da cittadini di Gaeta. L’Opera Pia assunse lo stemma della Città, con una banda bianca nel mezzo ove sono incise le iniziali A.G.P. acronimo di Ave Gratia Plena.

La Chiesa, consacrata l’11 maggio 1354, si presentava come un grende tempio gotico a nave unica ed abside quadra, con ardite volte ogivali ancora oggi perfettamente leggibili. Il fianco destro era lambito dal mare, quello sinistro dall’unica via d’accesso alla città.

Elemento trecentesco tutt’oggi apprezabile è la porta laterale della Chiesa che insiste su via Annunziata, sulla quale architrave è incisa la scritta:

ANNO DOMINI MCCCXX III INDITIONE. INCEPTA FUIT HEC ECCLESIA ANNUNTIATE AD HONOREM MARIA VIRGINIS PER UNIVERSITATEM CIVITATIS CAJETAE.

Il Pio Istituto, apprezzato dai più nobili cittadini e dotato di grandi lasciti e largizioni, nell’anno 1416, per istrumento del notaio Giovanni Percanzino comprò definitivamente dal Municipio il diritto a riscuotere il quartuccio. Un dazio consistente nella quarta parte del pescato che i marinai di Gaeta dovevano rendere alla Città di Gaeta. Tali ricchezze consentirono all’Istituto di procedere all’importante opera di ristrutturazione del 1621. 

Il progetto fu affidato all’architetto – marmoraro napoletano Andrea Lazzari, cui sarebbero successi suo figlio Jacopo e suo nipote Dionisio. 

La facciata, opera di Andrea Lazzari, è a doppio ordine con elegante paramento costituito da due organismi sovrapposti comprendenti nicchie e lesene. In alto completa il prospetto principale un campanile a vela (XVIII sec.) munito di orologio maiolicato di Matteo De Vivo. 

All’interno dell’imponente edificio si erge maestoso (sulla parete absidale piatta) il polittico cinquecentesco donato alla chiesa da Giuliano Colojna (1521), opera dell’artista Andrea da Salerno (1487ca – 1530) e di suoi allievi, tra cui Giovanni Filippo Criscuolo. Sopra di esso, la grata del “coro delle orfanelle”. La zona absidale accoglie il maestoso coro ligneo (XVII sec.) opera dello scultore toscano Colangelo Vinaccia da Massa e l’intagliatore napoletano Battista Nubola. Alle pareti del coro Presentazione di Gesù al Tempio (a sinistra) e Adorazione dei Magi (a destra), entrambi datati 1720, capolavori dell’artista di Gaeta Sebastiano Conca.

Grandiosi altari marmorei, opera di Dionisio Lazzari, con tele di Luca Giordano: crocifissione (a sinistra) e adorazione dei pastori (a destra).

Frontale al portone laterale si apprezza la Cappella del SS. Sacramento, frontale al portale laterale trecentesco, opera dello stesso Dionisio Lazzari, con pala d’altare dell’artista Giacinto Brandi (Madonna con Bambino) e dipinti sulla volta di Andrea Scapuzzi (XVIII sec.).

Al Presbiterio, sempre di Dionisio Lazzari, si accede tramite una scalinata coronata dalla bella balaustra intarsiata. Al centro, di pregievole fattura marmorea, l’Altare Maggiore (1673). 

Dalla Cappella del SS. Sacramento si accede alla sacrestia della chiesa, arredata con mobilio ligneo in stile barocco (XVII sec). Difronte l’accesso è conservato un sarcofago, ornato di belle sculture in rilievo, appartenente al guerriero Enrico Caracciolo de Rossi detto “stirassi”, morto in Gaeta il 21 febbraio 1400.

Adiacente alla sacrestia, con accesso dalla stessa o dal portone seicentesco di via Annunziata, si trova la Grotta d’oro dell’Immacolata Concezione. Cappella gentilizia, culla del Dogma dell’Immacolata (1854) per volere di Papa Pio IX, esule in Gaeta (1848 – 1849). La grotta, esistente già al tempo della costruzione dell’Istituto, ha subito un’opera di restauro nel XVI secolo ad opera di Giovanni Filippo Criscuolo e di suoi allievi. La cappella conserva la pala d’altare di Scipione Pulzone, detto il Gaetano, raffigurante l’Assunzione della Vergine (1582). 

L’Ospedale, la cui fondazione risale al 1355, è posto a pochi metri dall’androne principale dello Stabilimento ristrutturato nel 1619 assieme alla cappella del Conservatorio, è composto da una grande aula suddivisa a due livelli da un ballatoio recante in basso gli alloggiamenti dei ricoverati. La sua copertura, originariamente a capriate, venne costruita a botte nel Cinquecento.

Al poderoso complesso architettonico appartengono numerosi vani di servizio aggiunti fino ai tempi moderni.  Lo Stabilimento era anche dotato di una farmacia annoverata, nel Seicento, tra le più importanti del regno. La sua dismissione risale agli anni ’60-’70 del Novecento. Nel corso dei secoli il complesso subì varie trasformazioni strutturali con l’aggiunta, nell’800, di un nuovo piano sulla copertura dell’ospedale e di un cavalcavia che permetteva l’accesso alle pertinenze della Santa Casa, adibite a ricovero delle oblate, al di là della via pubblica.