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Chiesa della Sorresca

La chiesa di Santa Maria della Sorresca è un luogo di culto che ebbe origine per la fervente devozione dei cittadini di Gaeta verso un piccolo dipinto rappresentante la Vergine della Purità scoperto nell’anno 1513 all’interno di un magazzino adibito a negozio di tonnina (detto comunemente sorra) e di proprietà del nobile Don Luigi d’Albito. L’icona, ritenuta miracolosa dai popolani, venne denominata Madonna della Sorresca, e fu oggetto di una singolare devozione tanto che, già nel 1515, venne edificata in quel luogo una chiesa.

La stessa, di ius patronato del Comune di Gaeta fin dalla sua costruzione, è inglobata su tre lati dalle costruzioni circostanti. Originariamente, essa non disponeva neppure di una facciata e si accedeva al suo interno probabilmente tramite una porta con apertura sul lato destro posta all’interno di un vicolo.

Nel XVII secolo, alla luce della crescente devozione, si volle costruire un nuovo luogo di culto. Il progetto dell’edificio venne probabilmente affidato ad Andrea Lazzari e la costruzione, avvenuta tra il 1617 e il 1635, fu possibile grazie ai finanziamenti della famiglia Albito e della cittadinanza.
Un secolo dopo la chiesa venne arricchita con la realizzazione di nuovi arredi in stile barocco: probabilmente su progetto di Dionisio Lazzari vennero realizzati l’altare maggiore, il confessionale e la cantoria in controfacciata che ospita un organo a canne di Tomaso de Martino, mentre alla fine del secolo Pietro Paolo Ferrara realizzò i due altari laterali in marmi policromi (1781), ispirandosi a quelli laterali della Chiesa della SS.ma Annunziata.

L’edificio è costituito da un’aula a pianta ottagonale coperta con una cupola che, nella parte inferiore, in luogo del tamburo, presenta delle lunette e, alla sommità, una lanterna illuminata da otto monofore ad arco. Le pareti e la volta presentano un rivestimento in intonaco colore acquamarina, con elementi decorativi e architettonici in colore bianco.
In ciascuna delle due pareti perpendicolari all’asse ingresso-altare, si apre una nicchia ad arco, coperta con volta a botte: in quella di sinistra trova luogo un armonium del XX secolo, realizzato dalla ditta “A. Radice e Figli” di Seveso, a due registri e tastiera di 64 note con traspositore. Nella nicchia contrapposta, invece, vi è un pregevole confessionale ligneo, realizzato su progetto di Dionisio Lazzari (prima metà del XVIII secolo). Dello stesso autore sono anche la cantoria sopra l’ingresso (con balaustra dipinta a finto marmo) e il disegno del pavimento dell’aula, in maioliche dipinte, al centro del quale è raffigurato lo stemma di Gaeta.

In asse con l’attuale portale d’ingresso, si apre una nicchia poco profonda, ospitante, a ridosso della parete fondale, l’altare maggiore; esso è opera di Dionisio Lazzari, che lo realizzò nella prima metà del XVIII secolo, e venne modificato nello stesso secolo da Domenico Antonio Vaccaro, cui sono ascrivibili il paliotto e il tabernacolo. In marmi policromi, il manufatto presenta una mensa a sbalzo affiancata da due stemmi della famiglia Albito; al di sopra di essa, l’alzata costituita da due gradini dei quali il superiore è decorato con intarsi marmorei con tema vegetale e termina, alle estremità, con due teste d’angelo; al centro il tabernacolo. L’ancona, posta tra due colonne corinzie che sorreggono un timpano spezzato con un elaborato coronamento, è decorata da un fitto intreccio di elementi vegetali in marmo con inserti in madreperla. Al centro, originariamente, vi era l’icona della Madonna della Sorresca, di autore ignoto del XVI secolo, fortemente rimaneggiata nel corso dei secoli; l’immagine, che attualmente si trova presso l’esposizione permanente dello Stabilimento della Santissima Annunziata, nel 1694 venne arricchita con l’apposizione di una riza in argento sbalzato e traforato, opera di argentieri napoletani.

Sulla cantoria in controfacciata, progettata da Dionisio Lazzari e caratterizzata da una balaustra dipinta a finto marmo bianco e verde e decorata con lo stemma della città, vi è il pregevole organo a canne, costruito da Tomaso De Martino intorno al 1730 e racchiuso all’interno di una cassa anch’essa del Lazzari. Lo strumento, in stato di abbandono, dispone di 9 registri su unico manuale, con pedaliera priva di registri propri e costantemente unita alla tastiera. L’attuale facciata, in stile neorinascimentale e ruotata rispetto all’asse interno della chiesa, è stata realizzata nel 1855, ed è attribuibile a Ferdinando Travaglini. Nella parte inferiore si apre un arco a tutto sesto che dà accesso alla scalinata che collega via Duomo alla chiesa, essendo quest’ultima posta ad un livello superiore. Al di sopra dell’arco, vi è una finestra ad arco a tutto sesto, sormontata da un timpano triangolare poggiante su due lesene corinzie. Alla sinistra della facciata vi è la tozza torre campanaria, la cui cella si apre sull’esterno con una serie di monofore ad arco.

La chiesa, consacrata, è chiusa al culto dal 1966 e viene saltuariamente utilizzata come sede per manifestazioni culturali.