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Cappella d’Oro

Gaeta Città dell’Immacolata. A causa di una rivolta interna scoppiata nello Stato Pontificio, la notte del 24 novembre 1848, Papa Pio IX fu costretto a lasciare Roma per trovare rifugio a Gaeta, protetto dal Re di Napoli. Durante l’esilio il Papa era solito ritirarsi in preghiera nella Cappella d’oro, dinanzi l’Assunta di Scipione Pulzone (Gaeta 1550 – Roma 1598). Da Gaeta, il 2 febbraio 1849, inviò la lettera “Ubi Primum” che apriva la strada alla definizione del Dogma dell’Immacolata Concezione, promulgato a Roma l’8 dicembre 1854. A soli 4 anni di distanza, il 25 marzo 1858, la Vergine volle confermare la veridicità del Dogma rivelandosi a Bernardette di Lourdes, presso la grotta di Massabielle, con le parole “Que sy era Immaculada Concepciou”: “Io sono l’Immacolata Concezione”.

Fonte di ispirazione del Dogma fu proprio il quadro del Pulzone. L’opera, realizzata alla fine del 1582, quando il “Gaetano” avvertiva i virtuosi del Pantheon di non poter più frequentare le loro riunioni, dovendosi trasferire nella sua città natale, rispecchia la “teoria del decoro” e le volontà sull’arte religiosa imposte dal Concilio di Trento. L’intento dell’opera è inequivocabilmente meditativo: le mani giunte rappresentano la Speranza, la Vita contemplativa, gli occhi sono rivolti al cielo, la luce è diafana, azzurrina, lunare. Modello d’ispirazione della nostra Immacolata potrebbe essere stata la “Lia” del sepolcro di Giulio II in San Pietro in Vincoli. L’Assunta di Pulzone ha ai suoi piedi una veduta di Gaeta Medievale, racchiusa tra il sole che tramonta dietro Monte Orlando e la mezza luna affiancata alla torre di avvistamento sulla destra.

La Cappella d’oro, scrigno del Rinascimento napoletano, prende il nome dalla volta a cassettoni lignei ottagonali decorati con blu lapislazzuli e foglia d’oro zecchino.
Al tempo della fondazione dell’Istituto (XIV sec.), la Cappella era decorata con affreschi di stile giottesco, oggi in parte conservati nella mostra “Tesori dell’Annunziata” presso i locali dell’ex Ospedale (1355).
Oggi, le tavole, tutte cinquetentesche, sono per la maggior parte dell’artista Giovanni Filippo Criscuolo (1531) e dei suoi allievi. Unica tela all’interno della Cappella è la pala d’altare che rappresenta l’Assunzione della Vergine (1582- 1583), opera di Scipione Pulzone, detto il “Gaetano”.
Entrando dalla Sacrestia, alla destra della balaustra, il ciclo pittorico del Criscuolo racconta della vita di Gesù: la fuga in Egitto; la strage degli innocenti; la circoncisione di Gesù; la presentazione al Tempio.
In alto, ai lati dell’unica finestra, è raffigurata l’Annunciazione, suddivisa in due tavole. A seguire: il Miracolo delle nozze di Cana; il Miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci dove è leggibile la firma dell’autore Joannes Filippus De Napoli 1531; il Battesimo di Cristo; Gesù tra i dottori al Tempio; la visitazione di Maria a Elisabetta; la nascita della Madonna. Ai lati della pala d’altare sono presenti raffigurazioni dei Santi Pietro, Paolo, Rocco e Sabastiano. In alto, nel lunotto superiore, l’adorazione dei Magi. Sul portale di ingresso, opere di autore ignoto, raffigurano la Natività e il sogno di San Giuseppe.